TRE ROMANZI INTIMAMENTE COLLEGATI FRA LORO

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L’incompiuto di Lodovica San Guedoro

[…] Era lei che voleva camminare, e allora perché, serpeggiando, si mosse vivacemente anche il fiume con le sponde, perché la balaustrata, scultorea e bianchissima, si mosse come qualcosa di vivo o come una pedana di teatro? Non solo lei camminava, ma anche il fiume, con le sponde, la balaustrata scultorea e bianchissima! Tutto era potente, luminoso, sereno ed estraneo: strano, in qualche modo. Al centro del fiume adocchiò un’isola che, grazie al movimento del fiume, le venne incontro come muovendosi essa stessa. Senza sapere come, ci si trovò sopra.[…] Scritto fra il 2003 e il 2004, “Agonia” può essere considerato a posteriori un presagio dei due grandi romanzi sentimentali di Lodovica San Guedoro, “Pastor che a notte ombrosa nel bosco si perdé …” e “Amor che torni …”, elaborati tra il 2015 e il 2019, che di fatto costituiscono una sola opera. Fuggevole, enigmatico, insondabile, questo romanzo incompiuto rappresenta con stupefacente maestria uno stato psichico-esistenziale estremo, e lo fa come catturandoci in un sogno.
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UN’EDUCAZIONE SENTIMENTALE IN DUE LIBRI

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Da “Pastor che a notte ombrosa nel bosco si perdé…” ad “Amor che torni…”: un’unica storia scritta con infinita dolcezza mista ad intensi sentimenti da Lodovica San Guedoro.
Giovanna Giraudi

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  1. “Pastor che a notte ombrosa nel bosco si perdé …” è una testimonianza meticolosa, intima e potente di un sentimento d’amore finalmente vissuto in modo non convenzionale. L’Autrice dà voce ad una sensibilità, senza sesso e senza età, poco esplorata dalla letteratura, specialmente da quella contemporanea, che privilegia forme stereotipate di relazione amorosa: dinamiche più riconoscibili, certo, nelle quali è però sempre più arduo riconoscersi. Una sensibilità che io stessa, giovane lettrice e giovane donna, ho sempre avvertita e rinnegata, pur di corrispondere all’ideale di sensualità femminile che vedevo spopolare e al quale ho davvero creduto di dovermi adeguare. Questo libro ha rappresentato per me una sorta di rivoluzione, la liberazione da un peso, il dissolvimento del timore d’esser sola, estranea alla sessualità per com’essa ci è raccontata: una favola pornografica, peraltro poco incantevole. Non dev’essere stato facile, per l’Autrice, mettersi a nudo e parlare d’amore, in un mondo che d’amore non vuol sentir parlare. E la sua denuncia suona per questo ancora più grave. La sofferenza, qui, è come cenere: dice di un sentimento divorante e di aspettative tradite. Stordisce, avvolge il cuore come un sudario di polvere, ne ovatta l’eco di dolore. Ma quella sensibilità non può che rinascervi, moltiplicarsi nel petto di lettrici e lettori, e lacerare sempre di nuovo il velo dell’incomprensione.

    Chiara Melandri

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